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Quando il design esce dallo schermo: grafica, spazio e segni da attraversare

Per molto tempo la grafica ha abitato uno spazio preciso: il monitor. Layout, interfacce, feed, scroll. Tutto bidimensionale, tutto pensato per essere visto in fretta. Oggi, dopo anni di progettazione digitale continua, il design sta compiendo un gesto diverso: tornare a occupare lo spazio fisico.

Il limite dello schermo

Il digitale ha reso il design veloce, replicabile, adattabile. Ma ha anche imposto un confine invisibile: quello del frame. Dentro lo schermo tutto è piatto, reversibile, temporaneo. Fuori, invece, il segno pesa, resiste, dialoga con il corpo. Per questo sempre più progettisti stanno spostando il loro lavoro dall’interfaccia all’ambiente.

Grafica ambientale, non decorativa

Non si tratta di “abbellire uno spazio”. Si tratta di costruire significato attraverso lo spazio. Wayfinding, exhibition design, installazioni visive, sistemi segnaletici: la grafica torna a essere architettura leggera, racconto tridimensionale, esperienza immersiva. Il progetto grafico non vive più solo sulla pagina, ma nel percorso di chi attraversa un luogo.

Tipografia che si fa oggetto

Anche la tipografia sta cambiando ruolo. Non è più solo scelta di font, ma materia: lettere che diventano volumi, segni che occupano pareti, superfici, pavimenti. Il testo non si legge soltanto. Si incontra. E questo cambia completamente il rapporto tra messaggio e pubblico.

Il designer come progettista di esperienze

Questo ritorno allo spazio ridefinisce anche la figura del designer. Non basta più progettare bene un layout. Serve pensare a:

  • come una persona si muove
  • cosa vede per primo
  • dove si ferma
  • cosa ricorda

Il designer diventa autore di esperienze visive complesse, che uniscono grafica, spazio, luce e ritmo.

Dopo il digitale, il contatto

Il design non sta abbandonando lo schermo. Sta cercando un equilibrio. In un mondo saturo di immagini digitali, ciò che resta è ciò che si incontra fisicamente. Il segno che occupa spazio non chiede attenzione: la ottiene. E forse è proprio qui che il design del futuro trova nuova forza: non nel mostrarsi di più, ma nel farsi attraversare.

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